Un angolo lontano dal frastuono quotidiano, dove le parole possano scivolare impalpabili come sabbia tra le dita.
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Patrick Ball, "She moved through the fair"
Philippa Gregory, "L'amante della regina vergine"
J. Austen, "Ragione e Sentimento"
Th. Hardy, "Jude l'Oscuro"
H. James, "Ritratto di Signora"
D. Buzzati, "Un Amore"
S. Vassalli, "La Chimera"
A. Messina, "Il Mirto e la Rosa"
Ch. Bronte, "Jane Eyre"
O. Wilde, "Il Ritratto di Dorian Gray"
A. Schnitzler, "Doppio Sogno"
S. King, "Shining"
Il blog è moderato: i commenti da me ritenuti offensivi, volgari o non pertinenti verranno cancellati senza misericordia.
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lunar phases |
Hanno sognato con me *loading* viandanti
Così poco ha l'Erba da fare -
Un Mondo di semplice Verde -
Soltanto le Farfalle da allevare
Solo le Api da intrattenere -
E fremere tutto il giorno, alle graziose Melodie
Portate dalle Brezze -
E portare il Sole in grembo
E ad ogni cosa inchinarsi -
E tutta la notte, infilar gocce
Di Rugiada, come Perle -
E farsi tanto bella che al confronto
Una Duchessa sembra scomparire -
E anche quando muore - trapassare
In Aromi così divini
Come Umili spezie addormentate -
O Nardi che si spengono -
E poi, in Sovrani Fienili dimorare -
E sognare i giorni lontani,
Così poco ha l'erba da fare
Che vorrei essere fieno -
Emily Dickinson

In memoria delle vittime del terremoto in Abruzzo, 6 aprile 2009.
Ho piantato i tulipani giusto in tempo, quest'anno. E' caduta la prima neve, che ora va già sciogliendosi con indolenza, indugiando soltanto sul prato - sono scomparsi gli arabeschi di rami e cespugli, tutto è nebbia e vapore che si alza dal suolo, tutto è pallido e opaco.
Questa volta ho una nuova speranza, silenziosa come i miei bulbi, ma determinata come loro, sotto la terra bagnata e fredda. Ed è la stessa che leggo in quegli occhi, quando lo abbraccio.
Ho raccolto le prime mele, piccole e rosse, dalla polpa candida e croccante, come quelle di quand'ero piccola. Non tutte: alcune sono rimaste sulle piante... mi piace vederle rosseggiare tra le foglie, e inoltre mi sembra ingeneroso non lasciarne un po' ai merli!
Non cambierei con nulla al mondo i momenti trascorsi in giardino, soprattutto in questo periodo dell'anno: il sole di settembre ha una dolcezza ineguagliabile, i pomeriggi hanno perso l'afosità di agosto, e dopo i primi temporali l'erba è più verde che mai.
E non vorrei un giardino formale, con i bossi potati a formare arabeschi, mura di tasso, aiuole piene di annuali dai colori chiassosi.
Lo voglio così, il mio: con le rose vicino al frutteto, le campanule violette che si avviticchiano alle piante di pomodoro, e ciuffi di menta e melissa da accarezzare quando passo, per svelarne il profumo.
Come away, O human child!
To the waters and the wild
With a faery, hand in hand,
For the world's more full of weeping than you can understand.
W. B. Yeats (1865-1939)

Dopo la solita campagna anti-abbandono che ha portato a tappezzare le città di cartelloni come questo, come sempre è calato il silenzio sull'argomento. Nonostante tutto, gli abbandoni continuano.
E anche loro restano in silenzio, ai margini delle strade, smarriti, mentre cercano di capire dove sia il loro padrone, e perchè ancora non torni. E' l'ora della pappa, dice lo stomaco, hanno fame, e anche sete, perchè fa tanto caldo. E c'è tanto rumore, quello delle macchine che sfrecciano, e che fanno paura: ma forse è meglio non allontanarsi troppo, meglio aspettare qui, perchè altrimenti quando il padrone viene a prendermi non mi trova. Guaire non serve a niente - nessuno sente, e comunque a nessuno importa nulla. Forse è il padrone che si è perso, forse è meglio cercarlo. Ma non se ne avverte più nessuna traccia, dov'è il suo odore? Sparito con lui. Le zampe fanno male, la stanchezza è tanta. Ma loro continuano, continuano a cercare. E in quegli occhi ansiosi c'è l'amore di sempre.
Non credo che chi è capace di un atto così vile possa essere una "brava persona" sotto altri punti di vista. Non credo che chi abbandona una creatura indifesa per egoismo possa poi amare un figlio, avere una famiglia, compiere "buone azioni". Sono forse le stesse persone che abbandonano i genitori anziani negli ospizi (oh scusate, adesso si chiamano "case di riposo". Che bellezza.) per godersi le "meritate ferie".
Perchè un cane, o un vecchio, sono un peso. Meglio andare a divertirsi, senza seccature.
Vergognatevi. Non siete degni di vivere.
Il bello non è che il tremendo al suo inizio.
R.M. Rilke

Un ticchettìo ha cominciato a insinuarsi nella mia vita. Lo sento al mattino quando mi sveglio, per strada quando cammino, al lavoro quando vedo la pancia della mia collega che lievita di settimana in settimana, lo sento al telefono, insieme alla voce della mia più cara amica che aspetta il secondo bebè... lo leggo sulla mia agenda quando annoto i cicli e, maledizione, quando conto le settimane che mi separano dal mio 32esimo compleanno. L'orologio biologico non può essere resettato e ogni mese che passa senza "provarci" per davvero mi sembra un'occasione irrimediabilmente perduta...
Per svariati motivi, inclusi quelli professionali, la ricerca furibonda di una gravidanza, con tutte le paranoie che ne conseguono, mi è sempre sembrata appannaggio di donne isteriche, che non riescono a mantenere un ragionevole equilibrio dinanzi a un fenomeno soggetto al solo arbitrio delle leggi della biologia...
Ma quando fai una scenata al tuo lui non perchè ha dovuto cancellare un appuntamento, ma perchè quell'appuntamento cadeva nel giorno dell'ovulazione, e ci vorrà un mese perchè accada di nuovo, allora capisci che ormai ci sei dentro anche tu.
Il vuoto può essere soffocante. Lo sapete, vero?
Soffrire è brutto, ma non provare nulla è orribile.
Non c'è dolore, non c'è malinconia, non c'è rassegnazione. Non c'è neppure rabbia, e credo che questa sia la cosa peggiore.
Non c'è niente di niente.
Solo una paralisi emotiva che mi fa sentire svuotata e allo stesso tempo oppressa.
E mi sembra di non conoscermi più.
Aria di neve, come in una vecchia canzone... il cielo pesante e silenzioso, i fiori rosa del mio viburno, ingannati dal tepore dei giorni di Natale, già avvizziti per il freddo inatteso.
Nel caminetto il fuoco scoppietta allegro, un suono antico e confortante... le braci che crepitano in un rosso baluginìo, il sibilo leggero della legna ancora umida.
Sono cessati gli stupidi botti di Capodanno, sono cessate le stupide chiacchiere senza senso, è tornata la quiete.
Ho imparato che non c'è programma che tenga, nulla può essere pianificato.
Le cose accadono, e noi con loro.

Siofok, tramonto sul lago Balaton
Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.
E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:
Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l’aratro in mezzo alla maggese.
Giovanni Pascoli
"Poi la domanda : - Dunque, non ti vergogni ? - poi un'occhiata di Basini a Reiting, che sembrava dire: "Adesso sarebbe ora che tu mi venissi in aiuto". E in quel momento Reiting gli diede un pugno in faccia, che lo fece barcollare all'indietro, inciampare, cadere. Beineberg e Rating gli si buttarono sopra.
La lanterna si rovesciò, e la luce fluiva ignara e pigra ai piedi di Torless inondando il pavimento..
Dal rumore Torless capì che strappavano i vestiti a Basini e lo frustavano con qualcosa di sottile e flessibile. Era chiaro che avevano preparato tutto. Udiva il piagnucolio e i lamenti sommessi di Basini che non cessava di chiedere pietà; e finalmente non sentì altro che un gemito, un pianto soffocato, interrotto da imprecazioni a bassa voce e dal respiro pesante e appassionato di Beineberg."
(E' questo lo scenario, il palco che accompagna la ripresa della coscienza, queste mattine.
Ancora sfocato, chino sui miei precetti, gli occhi bolsi e rotondi colmi di attese, ti vedo languidamente intento a osservare i patti sognati. Un bagliore, l'indice teso. Un colpo secco, il respiro pesante, prossimo ai colli Euganei più che al soglio Petrino.)

E così anche tu te ne sei andato.
Ci hai lasciato piano, senza clamori, come per non disturbare.
Niente assembramenti fuori dal cancello, niente incerte fiammelle di accendini a illuminare veglie improvvisate: sei andato via come un uomo qualunque, che nella morte cerca soltanto l'amore dei suoi cari e l'aria dolce degli ultimi giorni d'estate.
Adesso che la tua voce è stata ridotta al silenzio, echeggia più viva e vibrante che mai nel nostro cuore e nella nostra memoria. Ciò che hai donato non andrà mai perduto.

Pomeriggio monotono come da tempo non mi accadeva, la porta di casa che si apre accogliendomi di ritorno dal lavoro, assieme al noto odore domestico – mele, o forse biscotti nel forno, un soffio di lavanda nell’armadio, mentre getto negligentemente i vestiti e afferro una maglietta gualcita -, la sensazione di non essermi neppure mossa dalla mia stanza, che quelle ore siano state una parentesi immaginata soltanto.
Sottili volute di fumo azzurrino si srotolano nell’aria, mentre cerco in un bastoncino di incenso (e nello stordimento olfattivo che ne deriva) risposte che non possiedo, mentre poso il capo sulle braccia conserte e ascolto solo il silenzio.
Mi sono lasciata alle spalle l'austera Edimburgo e il sottile fascino delle Highlands, i misteri di Rosslyn e l'odore delle rumorose e accoglienti steakhouses... il cielo, enorme, vastissimo, che abbracciava la brughiera, e quel vento sferzante e sincero, che ti segue fin sulla soglia, insistente ma amichevole.
Il prato è umido della pioggia dei giorni trascorsi, gli abeti colgono gli ultimi raggi di sole pomeridiano, nel giardino continua la sarabanda dei merli, che rivoltano foglie secche alla ricerca di tesori. E io continuo a chiedermi perché tutto intorno a me resti sempre identico, mentre io cambio, evolvendomi e involvendomi a seconda dei giorni e degli umori, scrutando gli occhi della gente che incrocio alla ricerca di qualcosa che mi colpisca, colmandomi occhi e orecchie di cose già viste e sentite, e ogni volta tornando a me stessa – un eterno ritorno che non mi garba affatto.
John Lennon diceva che "la vita è quel che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti"... aggiungerei che è anche quel che ci accade mentre siamo impegnati a rimpiangere quel che non abbiamo avuto, o a ricordare ciò che ci aveva reso felici e che abbiamo perduto.
La lontananza temporale e/o spaziale coopera alla mitizzazione. E così ci ritroviamo alle prese con un Olimpo di sogni infranti e di speranze appassite al cui cospetto la realtà d'ora impallidisce - e con il naso rivolto all'insù non riusciamo a cogliere il potenziale del presente. Uno spreco che a sua volta sarà rimpianto in futuro.
Vivi con forza e decisione.
Guarda dove sono i tuoi piedi, e dirigili in avanti. Non ti voltare.
E grazie, mia cara, per il tuo dolce "bentornata".
Magnolia
Giunge anche la fine dell'esilio - non posso restare per sempre in silenzio.
Poco importa che intorno a me molti continuino a rincorrere la propria pochezza, facendo della loro esistenza "un'ottusa abitudine" (come Friedrich sagacemente osservava); essere diversa non mi ha mai preoccupata.
E so che chi posa lo sguardo su queste righe di certo pensa lo stesso - di sè, di noi tutti, che cantiamo il nostro dolore, che piangiamo sulla nostra gioia, che nel mezzo del clamore sappiamo chiudere gli occhi e ascoltare solo il nostro respiro.
Per questo sono tornata.
Lo dico in un sussurro, com'è mia abitudine.
Vi aspetto con pazienza, seduta nell'ombra, sotto le foglie.
Fate piano, per non disturbare le mie rose.
Magnolia